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By: Daniela Damonte Acceso: gennaio 04, 2016 In: News Comments: 0

Da un seminario tenutosi a L’Avana, con i giornalisti a Cubani presso il quotidiano nazionale “Granma” è nato un articolo su Trabajadores, che illustra parte del lavoro del nostro fotografo Fulvio Bugani sulla vita dei Cubani dentro e fuori dall’Isola.

Riportiamo qui la traduzione dell’articolo che può essere letto nella sua versione originale su Trabajadores on line. Le foto e i testi sono di Fulvio Bugani.

“La migrazione è antica quanto l’uomo. L’uomo si è sempre mosso in cerca di migliori condizioni di vita. I cubani non sono stati un’eccezione. Abbiamo chiesto a Fulvio Bugani, fotoreporter italiano premiato al World Press Photo 2015, di condividere con i nostri lettori la sua esperienza”
[nota introduttiva della redazione di Trabajadores. n.d.r]

“Voglio uscire da Cuba, voglio andare a Miami. Ci sono le strade d’oro a Miami!”
Sono un fotogiornalista italiano e vengo a Cuba dal 2009 per un mio progetto personale sull’isola rivoluzionaria del Caribe e mi sono sentito dire questa frase decine di volte da molte persone diverse.
Anche Julio sentiva dire spesso questa frase quando era ragazzo. Lo sentiva da persone che avevano parenti e amici emigrati in Florida e che raccontavano ciò che gli veniva detto. Così da sempre sognava di partire e lasciare il paesino di campagna di Consolacion dove è nato e cresciuto. Oggi ritorna a Cuba da Miami per la prima volta da tre anni. Si è trasferito con sua moglie Luisa e i due figli, grazie ad un ricongiungimento familiare, nel quartiere di Hialeah dove la popolazione è all’ 80% cubana.

La madre Yara lo sta aspettando a Vinales, dove vive da alcuni anni. Non sta più nella pelle. Non sa se piangere o ridere. Per sfogare la tensione e l’eccitazione ogni tanto urla. Si abbraccia con la figlia Yadira, di 23 anni, la sorella più piccola di Julio che vive qui con la famiglia del marito e i suoi due bimbi piccoli. Guardano la foto che Julio inviò due anni fa raffigurante lui davanti alla sua auto sportiva rossa.
Il marito di Yara, che fece da padre a Julio e agli altri suoi due fratelli, cammina impaziente nel suo campo di fagioli.
La famiglia e tutti gli amici sono ansiosi di rivederlo e di conoscere direttamente dalle sue parole come è la vita per i cubani di Miami. Molti sono affascinati da questa città dove si dice che ci sia di tutto e di più. Si fanno molti racconti su Hialeah, su come i cubani abbiano trasportato un pezzo di Cuba in quella terra americana, con la sua anima e il suo calore umano.

Qui le famiglie del campo e molte famiglie cubane che non sono mai partite per l’estero pensano che chi riesce ad andare a vivere negli USA, legalmente o illegalmente, possa iniziare una vita fatta di soddisfazioni economiche e culturali molto velocemente. Ci si attende chiaramente anche qualche aiuto concreto, come l’invio di denaro mensilmente, la ricarica del telefono o la spedizione di qualche oggetto elettronico.
Molti che vivono ad Hialeah non inviano nulla o quasi per diverso tempo. Chi vive qui a Cuba e non conosce le difficoltà della vita nei paesi capitalisti a volte si infastidisce, per non dire si arrabbia, perché non vede arrivare questi aiuti materiali dai suoi cari, anche se chi si è trasferito dice sempre, per orgoglio personale e per non preoccupare chi resta, di trovarsi a meraviglia in questo nuovo Eden.

Julio abita ad Hialeah in un piccolo appartamento di 35mq con una stretta camera da letto per 4 persone. La speciale legge americana per i cubani, gli ha dato la possibilità di ottenere in fretta la residenza e di ricevere molti aiuti all’inizio della sua avventura statunitense, a differenza di tutti gli altri immigrati latinoamericani, che anche per questo motivo, nella maggior parte dei casi, non vedono di buon occhio e non stringono relazioni con i cubani-americani.

A giugno sono stato a Miami, nel quartiere cubano di Hialeah, a casa di Julio e Luisa e dei loro due figli. Appena arrivato, mentre ancora mi stavo salutando con le persone cubane, in molti mi dicevano:”..qui è Cuba con comida!…è Cuba con comida!…”. Sicuramente la “comida” c’è ma la devi pagare cara, e di Cuba non c’è traccia.

Hialeah è un quartiere dormitorio con costruzioni di case basse e spartane, tutte allineate e senza personalità. Fredde. Nessuno per la strada. Nessun bambino che gioca in giro. Nessuna piazza o luogo d’incontro. Nessun ritrovo di cubani. Nessuna strada d’oro. C’è una sensazione di paura che non ho mai trovato in nessun barrio di Cuba.

articolo sito web trabajadores
articolo cartaceo trabajadores
articolo Bugani su Cubani a Miami

Julio lavora illegalmente in una ditta che ripara e smaltisce frigoriferi. Il capo di questa piccola azienda che si trova in un capannone di periferia in una zona industriale è un cubano. Gli altri dipendenti illegali sono cubani. I fornitori ed i clienti cubani. Fa un secondo lavoro illegale insieme alla moglie, per pagare gli studi dei figli, due volte alla settimana lavano la scuola. In tre anni non sono mai stati al mare.
Julio non parla una parola di inglese.

reportage le strade d'oro di Hialeah

A Miami se non hai un auto non puoi fare nulla. E’ tutto troppo grande. Le distanze sono immense. L’auto, come dicono sempre tutti i cubani di Miami, sono le tue gambe. Senza auto non si vive. Julio e Luisa hanno un’auto rossa del 2006 di terza mano. Qui le auto usate costano molto poco, dai 500 ai 1000 dollari, ed è facile che chi vede queste immagini di cubani con grandi auto pensi che sono tutti ricchi, visto che a Cuba un vecchio Lada può costare 10.000 dollari. L’auto è un simbolo ed uno status sociale.

I figli di Julio e Luisa hanno 9 e 7 anni e stanno imparando un po’ di inglese a scuola. Hanno imparato velocemente che i telefoni e i tablet hanno giochi elettronici. Chiusi sempre in casa, per la paura di uscire a giocare in strade dove molte persone hanno un’arma e tanti sono drogati o ubriachi, diventano dipendenti a livello patologico di questi computer. E’ un problema sociale.

reportage di Fulvio Bugani su di HialeahI cubani di Miami devono lavorare tanto e duro per ricostruirsi una vita. Chi non ha studiato tanto e arriva impreparato alla dura realtà della città che pensava avesse le strade d’oro può trovarsi davvero in difficoltà e al quel punto è un attimo finire in giri pericolosi. Julio e Luisa sono ottime persone che sudano e faticano tutto il giorno, con poco tempo libero e poco tempo per i figli, ed è per questo motivo che a volte non riescono ad inviare i soldi o gli oggetti alla famiglia di Vinales. Devono pagare tante cose in Florida, a cominciare dall’affitto della casa, poi l’assicurazione, della casa e dell’auto, la scuola per i figli è di circa 80 dallari a bambino, a settimana.

Io non ho visto la “Cuba con comida” e neppure le strade di oro di Hialeah.
Io da italiano rivedo i racconti di Leonardo Sciascia, quando ritornavano i siciliani dagli Stati Uniti con vestiti e collane prese a noleggio per fare una bella figura e poter dire ai genitori e alle famiglie che tutto procedeva bene, senza voler raccontare la dura realtà. La storia si ripete sempre, tristemente.

le auto di hialeahQuando finalmente Julio arriva in Vinales la madre lo rivede, urla, piange e lo abbraccia. Non pensa a chiedergli più nulla. Julio è tornato con vestiti e magliette firmate comprate in mercatini, Luisa ha due anelli per dito e li ostenta felice, la figlia di 9 anni ha delle unghie posticce verdi, molto lunghe. Hanno portato tante buste di cioccolatini per i bambini che del paesino del campo, come facevano quelli che Julio aveva ammirato da piccolo. I bambini cubani nudi e allegri lo inseguono festanti, sognando la vita di quel Gringo venuto dalla Florida, dove ci sono le strade d’oro.

Lo stesso articolo è stato ripreso e pubblicato anche da Cubadebate.cu, nella sezione degli Speciali.